Prefazione
a cura di Valeria Di Felice
Così
come doveva essere è un interessante ritratto di guerra
che, nutrendosi dei ricordi dell’Autore, aggiunge un tassello
in più alla ricostruzione di un evento che è scolpito
nella memoria storica del popolo abruzzese e che contribuisce a mantenere
vivo l’interesse per un passato che ha segnato profondamente il
volto della sua identità culturale.
L’ambientazione del racconto è realistica: i luoghi non
sono frutto dell’immaginazione, ma sono topograficamente riconoscibili
nelle cittadine di Pescara, Loreto Aprutino e Villa Celiera durante
la seconda guerra mondiale, quando l’Abruzzo conobbe un periodo
storico alquanto problematico dovuto alle devastazioni e agli eccidi
dell’esercito nazista in ritirata e ai violenti bombardamenti
delle forze alleate.
Seguendo le vicende personali della famiglia Alviani, di nobili origini,
l’Autore ricostruisce un quadro della vita quotidiana di quegli
anni, che, lungi dall’essere sterile e immobile, si tinge dei
colori più acri e vividi della guerra. La ricerca stilista della
prosa, indirizzata verso un’essenzialità espressiva che
non lascia spazio alle perifrasi e agli ornamenti retorici, non si esaurisce
nell’ambito letterario, ma nasce dalla profonda esigenza di sottolineare
in modo diretto la brutalità e l’amarezza dell’esperienza
bellica. Attraverso l’uso di immagini incisive e fortemente icastiche,
il lettore diventa un compagno di viaggio dei protagonisti e, con loro,
è portato a guardare gli orrori della guerra e a percepire la
stessa atmosfera intrisa di incertezza e di tensione.
Siamo di fronte a un vero e proprio documento, una testimonianza che,
attraverso le paure, angosce, speranze dei protagonisti – il conte
Alviani, sua moglie Teresa e il figlioletto Sergio –, sembra invitare
il lettore a riflettere sulla ineluttabilità di una Storia che
non si ferma mai, che non torna indietro, che ci travolge con tutto
il suo potere di fascinazione e che siamo costretti ad accettare in
tutte le sue sfumature.