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Recensione
Poesie
dal vivo
è una silloge dai toni intimistici e introspettivi, nella quale
il desiderio dell’Altro e la ricerca del sé ne costituiscono
il motivo dominante. Attraverso una versificazione libera che risalta
la fluidità degli accostamenti semantici, Carlo Arrigoni riversa
nella parola poetica tutta la sua attitudine all’Amore: quell’amore
sanguigno che si tinge dei colori acri e vividi del tormento, ma anche
quello fecondo che si intride del candore rasserenante “di una
stella luminosa” tra le sue braccia o del profumo caldo di una
Musa benevola. Vorrei
essere una macchina Se fossimo sterili macchine al riparo dall’amarezza di alcune esperienze così come dalle gioie di altre, come potremmo trasformare la nostra realtà, di per sé insignificante, in un mondo emotivo ricco di fascinazione? Il cerimoniale delle relazioni sentimentali è colto attraverso il potere icastico dell’immaginazione figurativa, dove la parola lirica è tesa a cogliere la sfumatura più carnale e viscerale del sentire umano. Pazzia d’amore è l’espressione più ricorrente in questa silloge, vale a dire quella sfuggevole irruzione nevrotica che, come “un galeone in balia di tempeste”, dirompe a briglie sciolte verso le regioni più oscure e sconosciute del nostro inconscio. La follia di cui ne percepiamo i respiri non è chiusura all’ordine e impermeabilità, ma diventa la semantizzazione creativa e originale di quelle infinite possibilità emotive che abitano il nostro mondo più inabissato. Ogni intendimento con la pazzia è in grado di rivelare i segni del tormento, ma anche dell’emancipazione. “Il mal d’amore” nasce dal superamento di quel confine razionale oltre il quale ogni uomo ferito inizia a fantasticare la distruzione del sé e dell’altro; oltre il quale la passione si fa inquieta e si scaglia senza ritegno contro l’oggetto della sua delusione. Tuttavia, è attraverso il gusto amaro e aspro di una disperazione che rasenta il vuoto esistenziale che l’uomo riesce a “esprimere l’inesprimibile”, vale a dire a inseguire le tracce della lacerazione per confonderle e creare nuovo terreno sul quale riscrivere le parole della rinascita…
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