Presentazione
a cura di Valeria Di Felice
A
lungo considerato come un genere stravagante dal valore letterario poco
autorevole, il fantasy sta tornando sotto i riflettori in virtù
della sua capacità di sedurre il lettore e di trascinarlo in
un mondo nel quale immaginazione e realtà si intersecano vicendevolmente.
Il recupero dello spessore letterario di questo genere è spiegabile
con la rivalutazione complessiva dell’elemento fantastico come
punto di raccordo tra il mitico e il fiabesco, come una forma di pensiero
che trae la sua origine dalla riflessione sulla vita e, allo stesso
tempo, dal gusto per l’esotico.
L’immaginazione crea un mondo alternativo e gli conferisce un
senso, vale a dire una cartografia e una sequenzialità fantastiche,
nelle quali i personaggi prendono progressivamente consistenza con tutto
il loro spessore psicologico. In tal senso, la poiesis fantastica
diventa il mezzo privilegiato per mettere in scena una rappresentazione
di grande forza emozionale che rinvia al vissuto reale del lettore stesso.
Dunque, lungi dall’essere un mero dettaglio pittoresco o una fiaba
per bambini, l’elemento svela la sua forza edificante, cioè
il potere di condurci alla scoperta delle nostre “verità”
e alla ricerca dell’essenza più intima dell’uomo
e della realtà che lo circonda. Ed è proprio questa una
delle tante qualità presenti in questo romanzo, il primo della
trilogia Le cronache di Akarthia, nel quale i due autori, Franco
Giacoia e Palmiro Mignini, rivelano la loro sorprendente abilità
nel ricorrere all’artificio fantastico per esprimere le istanze
più profonde di una cosmogonia di affetti, vicissitudini, vissuti.
Una storia incalzante dalle sfumature introspettive, pronta ad evocare
significati di alto profilo culturale; una storia nella quale la descrizione
della bellezza delle creature, della magia, degli incantesimi, dei paesaggi
sovrannaturali non gettano mai ombra sulla riflessione interiore dei
personaggi.
La ricerca delle proprie radici, l’attribuzione di un senso al
corso della propria esistenza, la consapevolezza di un mondo che sta
morendo e della caducità della vita stessa, la forza dirompente
che anima le relazioni interpersonali sono solo alcuni dei tanti temi
che “abitano” questo romanzo. Yumi, Jonathan, Lanthis, Nasedo,
Nadir: sono loro i protagonisti di un universo interplanetario che oscilla
tra il regno incondizionato della soggettività e il sopravvento
di uno sconvolgente pericolo per la collettività, vale a dire
l’avanzata inarrestabile del Grande Nulla, “simile ad un
gigantesco sudario che tutto inglobava nelle sue oscure ed imperscrutabili
viscere”. Infine, mi sia permesso di sottolineare la capacità
dei due autori di aver dato voce a una realtà fantastica di grande
impatto narrativo, che sembra materializzarsi nella mente del lettore
con tutta la sua prorompente vitalità, quasi a regalargli il
brivido di aver partecipato alle cronache di un cielo parallelo…