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Articolo
tratto da Il Quotidiano, lunedì 6 agosto 2007
Articolo
tratto da Gazzetta del Sud, sabato 11 agosto 2007
Terrazza
della Cultura.
È Valeria Di Felice l’ospite di Natino Aloi (torna
su)
La
Terrazza della Cultura di via Santa Caterina ha ospitato la presentazione
del libro della giovane scrittrice Valeria Di Felice, dal titolo
“Uomini tra realtà e immaterialità” pubblicato
dalla casa editrice “Leonida” di Gallico. A introdurre
l’incontro Natino Aloi che a nome delle associazioni promotrici
dell’iniziativa, l’associazione culturale “Calogero”,
il Centro Studi “Grisi” e l’Istituto di Studi
Gentiliani, ha rivolto un saluto ai presenti. […] “Il
tema è suggestivo e intrigante. In tempi come questi in cui
è difficile definire il concetto di uomo, definirlo tra realtà
e immaterialità è già importante.” Chiaro
apprezzamento per l’opera nelle parole dell’on. Aloi,
che ha aggiunto: “Realtà, mito e storia sono i temi
che Valeria affronta con serietà insieme al problema al centro
del dibattito culturale, del confronto e scontro d’identità.”
Il volume che evidenzia una impostazione scientifica è senza
dubbio al passo con i tempi, considerato che l’identità
è uno degli aspetti più importanti per comprendere
le dinamiche della globalizzazione. […] A margine dell’iniziativa
abbiamo conversato con Valeria Di Felice, ventitré anni,
di Martinsicuro, in provincia di Teramo.
–
Il tema del libro è attinente al tuo percorso di studi
universitari. Qual è il contributo all’approfondimento
filosofico e culturale che vuoi dare con questo saggio?
– Sono laureata in Scienze Etno-Antropologiche all’Università
di Bologna e attualmente sto frequentando la specialistica in
Geografia e Processi Territoriali. Scrivendo “Uomini tra
realtà e immaterialità” volevo porre all’attenzione
dei lettori come oggi più che mai le culture non sono definite
da confini stabili e precisi, ma sono coinvolte in processi di
scambio bidirezionali. Di fronte alla mutevolezza delle condizioni
sociali gli uomini si rivelano esseri versatili e operativi e
mostrano una grande capacità di adattamento anche se ciò
comporta tensioni e incomprensioni. In quanto essere simbolico
impegnato nella fabbricazione del mondo, l’uomo ridefinisce
continuamente se stesso elaborando idee astratte e cose materiali.
La cultura è uno straordinario prodotto storico, in parte
cumulato e in continua trasformazione, che accoglie la duplice
spazialità – reale e immateriale – e va indagata
come luogo di giacenza di relazioni tra il mondo delle idee e
quello dei fatti. Alla luce di queste considerazioni il libro
è un tentativo di vedere come si comportano le religioni
e le identità nel momento in cui vengono a contatto con
“l’altro” in relazione alla contemporaneità
ma anche all’antichità.
Articolo
tratto da Il Quotidiano, lunedì 6 agosto 2007
L’universo umano tra realtà e immaterialità
nell’opera della giovane Valeria Di Felice (torna
su)
Il volume “Uomini tra realtà e immaterialità”,
scritto dalla giovane Valeria Di Felice e pubblicato dalla casa editrice
“Leonida”, è stato presentato nel corso di un incontro
alla Terrazza della Cultura. Oltre all’autrice, all’editore
e all’On. Natino Aloi, hanno partecipato all’incontro il
prof. Salvatore Azzarelli e il dott. Demetrio Quattrone. “Valeria
Di Felice – ha detto Aloi – ha scritto un testo di grande
interesse culturale. In questi tempi è molto difficile definire
il concetto di uomo. Credo che questo dunque sia un tema molto attuale.
Noi viviamo all’interno di una società globale dove c’è
costantemente il rischio della perdita della propria identità.
La nostra non è una società semplice.” Quindi il
dott. Demetrio Quattrone, secondo cui “questo libro è intenzionato
a farci riflettere sulla dimensione ontologica delle cose. Noi oggi
tuteliamo meno la nostra dignità. In questo gioco tra particolare
e universale si gioca tutta quanta la dignità dell’uomo.
L’uomo vive sempre nella paura. In questo senso io definisco l’etica
come una gestione adeguata della propria libertà.” […]
Infine, l’autrice che racconta così il suo lavoro: “Questo
è un libro che mi da la possibilità di parlare di alcuni
temi particolari come quello delle culture e delle etnie. Ci sono due
caratteristiche del mondo globalizzato che vorrei mettere in evidenza:
la coscienza della perdita della propria identità e la paura
che ci assale di fronte a uno sterminato universo di possibilità.”
Gianfranco
Cordì
Articolo
tratto da Gazzetta del Sud, sabato 11 agosto 2007
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